LA COGOLA

Sito preistorico del Paleolitico a Carbonare di Folgaria - Trentino


Gli scavi al biotopo di Echen





foto: la Cogola

RIPARO LA COGOLA e gli ultimi cacciatori-raccoglitori dell'Altipiano

(Carbonare, Comune di Folgaria, Provincia di Trento)

di

Giampaolo DalmeriMuseo Tridentino di Scienze Naturali di Trento

Sull'Altopiano di Folgaria una campagna di scavi archeologici intrapresi dal Museo Tridentino di Scienze Naturali nel 1999 ha riportato in luce le testimonianze di vita di gruppi di cacciatori e pescatori preistorici che a più riprese risiedettero in un grande riparo sottoroccia. Il riparo, chiamato La Cogola, è situato a quota 1.070 metri s.l.m. sulla testata della Val d'Astico, nei pressi del valico di Carbonare di Folgaria, nel Trentino centro orientale. Esteso in direzione N-S con aggetto variabile, il sottoroccia è intagliato in rocce calcaree della Formazione del Rosso Ammonitico. L'intera serie di strati del deposito di riempimento del sito preistorico era già in luce prima degli scavi causa i lavori di sbancamento per la regolarizzazione topografica del terreno antistante il riparo. Ciò nonostante è stato possibile indagare parte della sequenza stratigrafica, soprattutto nell'area a ridosso della parete in roccia, dove il deposito archeologico giaceva indisturbato. Gli scavi realizzati nel 1999 dal Museo Tridentino di Scienze Naturali in accordo con l'Ufficio Beni Archeologici della Provincia Autonoma di Trento e le ricerche interdisciplinari intraprese, hanno portato al riconoscimento di un'interessante serie di livelli antropizzati con faune conservate, che copre un intervallo cronologico che va dalla fine del Paleolitico superiore al Mesolitico antico. La superficie complessiva di scavo era di circa 4 mq, con uno spessore massimo di 30 cm di terreno antropico. Lo strato inferiore, il più antico (denominato Unità Stratigrafica, US 19), ha evidenziato una eccezionale superficie di abitato epigravettiana (cultura del tardo Paleolitico superiore), indisturbata e ricca di reperti archeologici, come: strumenti di uso comune (grattatoi, coltelli a dorso, perforatori, bulini, raschiatoi), armature da caccia e residui della lavorazione della selce; resti faunistici di erbivori, carnivori e rari pesci; grumi di ocra rossa (un colorante naturale), carboni di focolare, un graffito di pregio su rivestimento calcareo di un frammento di selce ed una punta in osso lunga quasi dieci centimetri. Gli strati superiori, relativi a frequentazioni successive del mesolitico (livelli 16 e 18), hanno restituito un discreto numero di strumenti, armature microlitiche, prodotti della scheggiatura e reperti faunistici scottati dal fuoco, masserelle ocrate e carboni di focolari. In particolare lo strato 18 ha evidenziato una superficie battuta dall'uomo con numerosi resti di caccia e strumenti in selce ritoccati (piano di calpestìo) associata ad un'area di combustione. Da questi livelli provengono 2 punte in osso (zagaglie) di cui una intera lunga ben 11 centimetri. I livelli di frequentazione preistorica del Riparo La Cogola, che risalgono al Paleolitico Superiore finale (Epigravettiano) ed al Mesolitico antico (Sauveterriano), sono stati datati radiometricamente. Li riportiamo di seguito con le relative datazioni eseguite in spettrometria di massa con acceleratore di particelle (14C AMS), recentemente ottenute presso il Laboratorio dell'Università di Utrecht (Olanda): Livello 16: (10.736÷10.563 anni dal presente, data calibrata) (Mesolitico antico) Livello 18: (11.231÷11.179 anni dal presente) (Mesolitico antico) U.S. 19 tetto: (12.616÷11.962 anni dal presente) (Paleolitico Superiore terminale) U.S. 19 base: (12.891÷12.439 anni dal presente) (Paleolitico Superiore terminale). La superficie preistorica più antica del Riparo La Cogola, riferita al livello 19, con quella di Riparo Dalmeri rientra nel contesto di ritrovamenti tardopaleolitici rari ed eccezionali per l'arco Alpino. Lo studio interdisciplinare appena avviato consentirà la ricostruzione delle modificazioni ambientali avvenute nella zona e potranno essere chiariti aspetti inerenti l'economia, evoluzione ed origine delle fasi culturali rappresentate nel sito. Le ricerche coinvolgono così specialisti nei vari settori di studio come la paletnologia, l'archeozoologia, la malacofauna, paleobotanica e la micromorfologia dei terreni. La presenza di resti di animali (abbattuti e poi macellati nel sito), in un discreto stato di conservazione, permette inoltre di ricostruire i cambiamenti nella composizione delle associazioni faunistiche in area montana, dal Paleolitico finale al Mesolitico. I resti ossei finora analizzati, provenienti dai vari livelli, sono oltre 10.000. Quelli determinabili a livello specifico sono rari e rappresentano solo il 4 % del campione analizzato; essi si riferiscono in maggioranza a mammiferi ma sono presenti anche ossa di uccello e di pesce. L'animale che risulta prevalente è lo stambecco seguito in minor misura dal cervo e dall'orso, più rari sono il capriolo e la lepre, si segnala anche la presenza del cinghiale, del castoro e probabilmente della volpe; sono presenti anche i resti dentari, estremamente frammentati di un grosso carnivoro ancora da determinare. L'analisi delle superfici dei resti ossei ha permesso di rilevare la presenza di tracce di macellazione costituite da strie da strumento litico e da impatti da percussore (dal lavoro effettuato da Ivana Fiore con la direzione del dott. Antonio Tagliacozzo presso il Laboratorio di Archeozoologia del Museo "L. Pigorini" di Roma). Dato l'importante ritrovamento del piano abitativo nel livello 19, datato quasi 13.000 anni dal presente, è stata eseguita una replica in colore dello stesso tramite calco in resine epossidiche, su circa 4 mq., eseguita dal tecnico sig. Thomas Conci. La riproduzione sarà utilizzata prossimamente per scopi espositivi museali. Comunità di cacciatori-raccoglitori. I ritrovamenti di età Tardiglaciale e dell'Olocene antico sono numerosi nell'area alpina. Alcuni ripari sottoroccia, come il Riparo Dalmeri (Altopiano dei Sette Comuni-Marcesina) e la Cogola di Carbonare sull'Altopiano di Folgaria, nonchè i ripari di età più recente di Romagnano, Vatte, Pradestel, Mezzocorona-Borgonuovo e Gaban in Val d'Adige, per citare solo quelli in provincia di Trento, presentano serie stratigrafiche continue che coprono un intervallo cronologico molto ampio, tra gli 11.300 e 6.500 anni dal presente (non calibrati). Gli strati archeologici descrivono il periodo di tempo all'interno del quale si è realizzato il popolamento del territorio alpino da parte delle comunità di cacciatori raccoglitori che avviarono la frequentazione delle Alpi dai tempi della deglaciazione fino all'introduzione delle economie produttrici del Neolitico. All'interno delle Alpi si costituiscono dei sistemi di siti, occupati su base stagionale, che riguardano il fondo delle valli e le praterie alpine. L'occupazione "storica" del sito La Cogola. Nella zona antistante il Riparo, disturbata dai lavori di scavo meccanico, sono stati raccolti a più riprese anche numerosi reperti di vario genere, soprattutto ceramici, appartenenti a varie fasi "storiche" di occupazione recente del sito. Sono emerse tracce di elementi murari in calce che purtroppo non permettono una definizione d'insieme della struttura abitativa storica del sottoroccia. L'insieme dei cocci è riconducibile a circa un centinaio di recipienti diversi. Oltre il 60 % dei contenitori sono in ceramica ingobbiata graffita, dipinta sotto vetrina, databili dalla fine del XV a tutto il XVII secolo. Si tratta di vasellame al servizio della tavola riconducibile a scodelle, piattelli, boccali e vari altri tipi. Seguono le ceramiche monocromatiche (bianche , gialle, azzurre e verdi) e dipinte che possono essere datate dal XVII secolo in poi. Praticamente inconsistente è la presenza di ceramica bassomedievale del tipo "pettinata" (datata tra il XII ed il XV secolo). Vi sono anche sporadiche presenze di ceramiche moderne, databili tra la fine dell'800 e la metà del '900. Nel contesto della ceramica graffita segnaliamo anche il rinvenimento di due frammenti di mattonella da stufa, databili tra il XV ed il XVII secolo. Attraverso i recipienti ceramici "moderni" possiamo affermare che per oltre 200 anni (dalla fine del 1400 a tutto il 1600), il Riparo della Cogola fu sicuramente abitato e con tutta probabilità, in modo continuato. Lo comprovano la struttura in sassi legati a calce ed i residui di una stufa, fatta di mattonelle smaltate, che poteva servire solo come fonte di riscaldamento. Le ricerche con nuove campagne di scavo nel sito della Cogola riprenderanno a fine estate 2002.

Per saperne di più:

DALMERI G., BASSETTI M., CUSINATO A., DEGASPERI N., KOMPATSCHER K. & HROZNY KOMPATSCHER M., 1995- "La Cogola", nuovo sito in riparo sottoroccia presso Carbonare di Folgaria (Trento). Preistoria Alpina 31, pp. 53-59, Trento. DALMERI G., BASSETTI M., DEGASPERI N., KOMPATSCHER K., KOMPATSCHER H. M, LANZINGER M., 2000- "La Cogola": un riparo sottoroccia sull'Altopiano di Folgaria (Trentino). Paleo-express, Comunicazioni di Preistoria italiana, n. 5 febbraio, pp.7-8, Firenze. PASQUALI T., DALMERI G., 2000- I frammenti di vasellame, dal 1400 al 1600, rinvenuti nel Riparo sottoroccia La Cogola (Carbonare di Folgaria). La Giurisdizione di Pènede, Quaderno periodico di ricerca storica-Gruppo Culturale Nago-Torbole, Giugno n. 14, pp. 115-130.




SECONDA CAMPAGNA DI SCAVO NEL SITO DI RIPARO LA COGOLA


(Comune di Folgaria, pp.ff. 1660/1, 1660/2 C.C. Folgaria)
rinnovo concessione di scavo del 20 maggio 2002, Prot. n. 4450/02 S023-MBE Ricerche 2002.

Responsabile delle ricerche: Dott. G. Dalmeri, curatore della Sezione di Paleontologia umana e Preistoria del Museo Tridentino di Scienze Naturali di Trento
Relazione generale a cura del gruppo di ricerca.
Dott. G. Dalmeri - Coordinatore della ricerca.
Dott. M. Bassetti - Stratigrafia, rilievo grafico e fotografico.
Dott. M. Peresani - micromorfologia.
Arch. K. e N. Kompatscher - documentazione fotografica digitale, analisi spaziale dell'industria litica
Dott.ssa A. Cusinato - rilievo grafico, studio tipologico e tecnologico dell'industria litica.

Premessa

Dal 30 settembre al 11 ottobre 2002 si è svolta la seconda campagna di ricerche nel sito di Riparo La Cogola (Carbonare, Trento). Nel deposito sottoroccia di La Cogola, presso Carbonare, gli scavi stratigrafici condotti nel 1999, hanno permesso di riconoscere una sequenza di livelli di occupazione antropica datati, tipologicamente e radiometricamente, tra il Dryas III e il Preboreale, quindi, dal punto di vista culturale tra la fine dell'Epigravettiano recente e il Mesolitico. L'eccezionale stato di conservazione della superficie antropica del livello epigravettiano (US 19) e l'importanza della sequenza deposizionale nell'ambito dello studio dell'Epigravettiano e Mesolitico nell'Italia settentrionale hanno richiesto la programmazione di una seconda campagna di ricerche per verificare l'eventuale presenza di deposito antropico nell'area adiacente a quella interessata dallo scavo 1999.
Partecipanti alla campagna di ricerche:
Dott. G. Dalmeri, Dott. M. Bassetti, Arch. K. e N. Kompatscher, Dott.ssa A. Cusinato, Dott.ssa S. Ferrari.
Attività di indagine stratigrafica.
L'area indagata,adiacente a quellainteressata dallo scavo 1999, comprende 9 mq, di cui sono stati integralmente scavati 4 mq (qq. 18N 11E, 18N 12E, 18N 13E, 17N 12E) e interessa un settore dove una parte del deposito di riempimento del sottoroccia era già stato parzialmente asportato da opere di sbancamento per la regolarizzazione topografica del terreno antistante il riparo. Lo scavo ha permesso di riconoscere 3 livelli archeologici che sono stati correlati alle unità stratigrafiche 19, 18, 16 già individuate nella campagna 1999.
L'US 16, caratterizzata da un sedimento poco organico e ricco di clasti di crollo di piccole dimensioni, è stata individuata solamente nel quadrato 18N 12E e parzialmente nei quadrati 17N 12E e 17N 13E: Ha restituito industria litica, referibile al Mesolitico antico, frammenti di macrofauna parzialmente combusti, microfauna, carboni e ocra. Si suppone che il livello archeologico fosse in origine più esteso e di maggior spessore, ma che sia stato intaccato dalle sopracitate opere di sbancamento.
Dopo il rilievo e l'asporto dell'US 16, viene individuata l'US 18 nei quadrati 18N 12E, 18N 11E, 17N 12E, 17N 13E. L'US 18 è caratterizzata da scarsa matrice poco organica e una grande quantità di clasti arrotondati di piccole dimensioni derivanti dall'erosione della parete rocciosa (Rosso Ammonitico), ha uno spessore variabile tra 2-5 cm e, come l'US 16, non si è conservata in tutto l'areale di scavo. L'US 18 ha restituito industria litica, referibile al Mesolitico antico, frammenti di macrofauna parzialmente combusti, microfauna, carboni e ocra.
L'Unità inferiore, US 19, ha evidenziato una paleosuperficie sub-orizzontale ben conservata. Il sedimento è a supporto clastico a pietre medio grandi calcaree, associata a matrice molto ricca di sostanza organica. Il suo spessore varia da 5 cm nell'area verso la parete del riparo, a 20-30 cm verso il limite dell'aggetto del riparo (q. 18N 13E), dove questo livello è stato suddiviso in due tagli. L'US 19 ha restituito abbondante industria litica riferibile all'Epigravettiano recente, macrofauna (resti faunistici di erbivori), microfauna, ittiofauna (vertebre di pesce), ocra e carboni.
L'US 24 rappresenta il substrato roccioso del deposito di riempimento del sottoroccia, ed è stata documentata nei qq. 18N 11E e 18N 12E.
L'US 25 individuata nei q. 19-20N/10-11E viene interpretata come un residuo di antropico molto probabilmente riferibile al Mesolitico antico. Tale sedimento antropizzato è localizzato su di una superficie-strato del sottoroccia (bancata selcifera del Rosso Ammonitico). La matrice cinerea e le caratteristiche deposizionali fanno ipotizzare che si tratti di un residuo di focolare, asportato durante i lavori di sbancamento. La superficie archeologica è stata documentata tramite rilievo grafico in scala 1:1 e campionata per analisi micromorfologiche e microscopia del sedimento. Verrà inoltre effettuata una datazione radiometrica (14C AMS).
Documentazione grafica e fotografica.
Lo scavo è stato condotto con rigorosi criteri stratigrafici, pertanto il tetto di ogni unità stratigrafica è stato documentato tramite rilievo grafico manuale in scala 1:10, fotopiano con fotocamera digitale con restituzione in tempo reale, fotografie panoramiche e di dettaglio a colori e in bianco e nero, rilievo planoaltimetrico manuale. La documentazione dello scavo 2002 è stata completata con il rilievo grafico della sezione Est.Ovest 18-19N/11-12E.
Lavaggio e vaglio.
Il sedimento proveniente da ogni U.S. e riferito ad ogni quadrante di 25 cm di lato è stato setacciato ad umido con rete di plastica a maglie di 1 mm, in modo da recuperare i minuti prodotti della scheggiatura, i resti faunistici e i frustoletti carboniosi. Il materiale residuo è stato poi vagliato e separato in classi di materiali.
I materiali archeologici verranno custoditi presso la Sezione di Paleontologia Umana e Preistoria del Museo Tridentino di Scienze Naturali.
Prospettive di ricerca.
Proseguono le indagini specialistiche nei vari campi di studio, che concorrono a definire la formazione del deposito archeologico, il paleoambiente, l'economia. In particolare, sono stati programmati uno studio approfondito della macrofauna e microfauna (dott. A. Tagliacozzo, Museo Pigorini-Roma), analisi sedimentologiche e micromorfologiche (Dott. M. Bassetti, C.O.R.A., Trento; Dott. M. Peresani, Università di Ferrara), analisi spaziale delle industrie litiche (Arch. K. e N. Kompatscher, Bolzano), analisi tipologica e tecnologica (Dott.ssa A. Cusinato, Università di Ferrara) microusure delle industrie litiche (Dott.ssa C. Lemorini, Università di Roma). Infine la sintesi dei dati raccolti nelle campagne di ricerche e i risultati delle analisi specialistiche saranno prossimamente presentati in un articolo.

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